LAVORARE, OLTRE LE BARRIERE DEL TEMPO E DEL CORPO.
Intervista a Gianluca Simonetta per Generazione Universo, PARTE I
a cura di Brian Vannacci
Brian Vannacci, uno dei volontari di Generazione Universo, ha intervistato il professor Gianluca Simonetta - Docente di Comunicazione all’Università di Firenze.
Gianluca Simonetta è stato un mio professore all’università. Un giorno, trovando interessante la possibilità di interrogarlo su che cosa si trovino a vivere i giovani come me che si affacciano sul mondo del lavoro e cercando la propria strada nel mondo della comunicazione digitale, ho deciso di aiutare Generazione Universo e la sua community ad affrontare un tema così ansiogeno e complicato per noi ragazzi di oggi. Per questo, ho pensato di contattare il mio ex Professore. Intervistando Gianluca Simonetta, ho scoperto che la peculiarità del suo lavoro sta nell’autonomia dietro la gestione e la preparazione del proprio lavoro, anzi il suo è un processo di progettazione dell’apprendimento (noto anche come learning design), cioè tenendo lezioni in base a come ha deciso di progettarle. E, se tale metodo lavorativo è riscontrabile nell’organizzazione delle lezioni di fronte ai suoi studenti in aula, così avviene anche mediante la modalità da remoto.
Ed è soprattutto con quest’ultima che siamo arrivati a parlare di “interrelazione digitale” (chiaramente una comunicazione interpersonale permeata tramite i supporti tecnologici) e soprattutto di come questa sia stata percepita e vissuta sia prima che durante la pandemia. Stando alle parole del professore, infatti, “quello che la pandemia ci ha fatto maturare è la consapevolezza di poter essere anche in spazi e in tempi differenti che di persona non ci si poteva vedere.
“Ci siamo accorti che non esistono più le barriere di spazio, bensì quelle di tempo anche se sono più elastiche. È qualcosa di integrativo, quindi, al vedersi di persona”.
Ormai con la pandemia alle spalle, sebbene questa modalità di comunicazione venga attuata già da tempi non sospetti, paradossalmente sono ancora diffusi certi pregiudizi da parte delle persone che tendono a considerare l'interazione digitale come “una relazione di serie B”. E tale atteggiamento si riflette sul mondo del lavoro, di fatto “anche le collaborazioni ibride (soprattutto i lavori da remoto) per determinate offerte vengono ritenute delle cose secondarie” sempre secondo Gianluca Simonetta.
Addirittura, questa mentalità si espande anche di fronte all’aspetto della formazione online: ci possono essere degli allievi che rimpiangono l’apprendimento in presenza, nonostante la stragrande quantità di corsi da remoto che includono molteplici e variegati materiali didattici, test di verifica e potenziali spunti di riflessione e approfondimento. E, se prima poteva esserci qualche complicazione magari dovuta all’impreparazione e/o all’ansia d’interfacciarsi con chiunque mediante una web cam, adesso molte persone non sanno, in realtà, quanto sia diventato facile parlare anche di fronte a tante persone dietro uno schermo.
Ricapitolando, Gianluca Simonetta ci dice che sia prima che dopo la pandemia esiste e continua a persistere la necessità di instaurare delle relazioni a distanza sia per attuare una comunicazione in grado di unificare persone situate in posti diversi e lontani che per organizzare e frequentare specifici corsi accessibili solo da remoto.
Allora, che cosa ne viene fuori? La nostra percezione soggettiva che può portarci logicamente ad abbracciare o a respingere questa modalità comunicativa (e, di conseguenza, anche la cosiddetta interazione digitale); in secondo luogo, la nostra capacità di svolgere determinate funzioni come organizzare una videochiamata, preparare e frequentare dei corsi online e/o lavorare da remoto. È, dunque, una questione di atteggiamento mentale e di approccio pratico di fronte a questa possibilità.
E QUINDI? COME SI FA A CREARSI UN’ESPERIENZA REALE ?
Lavoro in remoto, offerta formativa a disposizione delle giovani generazioni e il problema della specializzazione per avere accesso alle opportunità di lavoro. Gianluca Simonetta mi ha aiutato a buttare giù degli spunti essenziali su cui ragionare insieme, per non cadere nella trappola dell’iper-specializzazione non ragionata.
La comunicazione digitale è troppo spesso associata ad un approccio superficiale, quasi “amatoriale”.
La comunicazione digitale è ormai parte integrante di ogni impresa, dalla piccola realtà locale alla grande azienda internazionale. Tuttavia, la professione possa essere associata troppo spesso a un approccio superficiale, quasi “amatoriale”.
Diventare progettisti, non esecutori: una vera competenza non sta nel “come” utilizzare un software, ma nel “perché” utilizzarlo e come esso può contribuire a creare valore aggiunto nel proprio lavoro.
Un punto cruciale sollevato dal docente è il pericolo di confondere l’utilizzo di uno strumento digitale con la reale capacità di progettare e gestire una strategia di comunicazione. In altre parole, non basta saper usare un programma o un'applicazione per essere considerati esperti di comunicazione digitale. Simonetta ha lanciato un chiaro monito: bisogna puntare a essere progettisti, capaci di generare valore attraverso l’uso degli strumenti, piuttosto che ridursi a meri esecutori.
La formazione giusta per la comunicazione digitale: evitare i corsi che offrono competenze superficiali e troppo ristrette, come l’apprendimento di singoli strumenti informatici o programmi software
L’ideale, secondo il docente, è focalizzarsi su corsi che insegnano discipline più ampie e complesse, in grado di formare una solida base di conoscenze, come ad esempio i principi del Graphic Design, la strategia di contenuti digitali o la gestione di progetti complessi.
Inoltre, è fondamentale fare attenzione a non cadere in trappole come masterclass o corsi estremamente costosi, promossi da chi si definisce “guru” o “maestri senza fatica”. La realtà, afferma Simonetta, è che per acquisire competenze di valore nella comunicazione digitale, è necessario un impegno reale, fatto di studio intenso e di applicazione pratica.
"Se vuoi imparare a fare certe cose, ci devi investire il tuo tempo e il tuo sudore", Gianluca Simonetta, 2024.
Non scegliere corsi e lauree in base al nome che portano, ma piuttosto valutare chi sono gli insegnanti e quale esperienza pratica possono offrire.
Un altro consiglio che emerge dalle parole di Simonetta è quello di fare una scelta consapevole riguardo il percorso educativo. Un corso non è utile solo per il titolo che rilascia, ma per la qualità dell’insegnamento e per le competenze pratiche che offre. Per questo, è fondamentale dare peso al background e alle reali capacità degli insegnanti.
Conclusioni: una nota editoriale
In sintesi, per entrare nel mondo della comunicazione digitale con successo e preparazione, è importante seguire alcuni principi fondamentali:
Selezionare le offerte formative con attenzione: non basarsi su etichette o nomi di corsi, ma su chi sono gli insegnanti e quali esperienze pratiche possono offrire.
Focalizzarsi su una disciplina e non su singoli strumenti: l’obiettivo è acquisire competenze ampie, non limitarsi a imparare come usare un programma.
Pianificare il percorso professionale: non basta imparare a utilizzare gli strumenti, ma è fondamentale comprendere quale tipo di comunicazione digitale si desidera praticare e quale percorso lavorativo si intende intraprendere.
Essere progettisti, non esecutori: diventare esperti nell'uso degli strumenti non è sufficiente; bisogna sviluppare una visione strategica che dia valore alla propria attività.
E così, ci avviamo alla conclusione di questo lungo viaggio all’interno delle strutture digitali che sostengono il mondo come lo conosciamo oggi. Ciò che ho imparato chiacchierando con il Professore, è che la comunicazione digitale è un mondo ricco di possibilità, ma richiede un approccio consapevole e strutturato per trasformare le opportunità in competenze concrete e durature. Ho imparato che è corretto investire tempo e risorse in una formazione di qualità, ma anche che i corsi di formazione che promettono di darci un’esperienza pre-confezionata, in qualche modo già pronta, non potranno mai sostituire le esperienze concrete e reali che si fanno imparando sul campo: sia nella sua modalità di persona, che nella sua modalità remota.
Una curiosità? Questa intervista è durata più di un’ora e si è svolta tutta in videochiamata. E’ stato vero, e intenso come se fossimo di persona, anzi - in questo specifico caso la distanza ha aumentato la sensibilità e la possibilità di meditare rispondendo e domandando.